Un’introduzione sull’implantologia, dalle origini a oggi, per scoprire i protocolli moderni e a chi è adatta
“L’impianto dentale è un eccellente strumento terapeutico per sostituire i denti perduti, ma non dovrebbe mai essere la prima scelta nel trattamento di denti con una condizione parodontale compromessa”. Con queste parole Niklaus P. Lang, uno tra i ricercatori più autorevoli e influenti nella storia della parodontologia e dell’implantologia moderna, ha riassunto un principio che ha sostenuto per tutta la sua carriera. E che sostiene anche l’approccio alla cura nel nostro studio.
Condividiamo pienamente questa visione, che guida ogni giorno il lavoro del nostro studio: l’impianto è una risorsa straordinaria, ma il suo scopo è rimpiazzare ciò che è ormai irrecuperabile, non sostituire denti naturali che possono ancora essere curati e mantenuti. Prima di ogni altra soluzione, il nostro impegno è fare tutto il possibile per preservare il dente naturale.
Se è vero che l’implantologia, è lo strumento che ci permette di sostituire i denti che hanno la necessità di essere estratti per diversi motivi; è altrettanto vera questa premessa, per cui gli impianti vanno usati solo quando davvero necessario.
Una piccola, anche minima, speranza per i denti naturali, implica dover fare di tutto per mantenerli; l’impianto rimane l’ultima scelta.
Indice dei contenuti
Che cos’è un impianto?
L’impianto è una radice artificiale di titanio che viene inserita all’interno dell’osso per poter supportare una corona dentale, una capsula.
Può essere utilizzato per un singolo dente oppure per realizzare un’intera protesi, sia superiore che inferiore. La soluzione più classica prevede il posizionamento di uno o due elementi dentali, ma, dove necessario, permette di sostituire l’intera arcata.
L’obiettivo finale, in ogni caso, è di ripristinare la funzione estetica e masticatoria.
Ma come siamo arrivati alle tecniche e ai protocolli che oggi ci permettono di restituire ai nostri pazienti la funzionalità della bocca e il sorriso? Facciamo un passo indietro fino alle radici di questo strumento.
La storia dell’implantologia
L’implantologia nasce nel 1977, con la prima applicazione clinica, ed è confermata con la conferenza di consenso di Toronto nel 1982, grazie al biologo svedese Per-Ingvar Brånemark.
Secondo il protocollo da lui definito, dopo aver posizionato l’impianto, bisognava attendere sei mesi affinché l’osso si integrasse attorno alla superficie implantare sulla mascella e tre mesi in mandibola.
A quel punto, si passava al posizionamento del perno: la vite di titanio veniva posizionata all’interno dell’osso e si immergeva al di sotto della gengiva.
Dopo 6 o 3 mesi, veniva fatta la scopertura e usata una vite di guarigione, passando poi a un provvisorio e, successivamente, al definitivo.
Questo è stato l’inizio dell’implantologia.
Come si sono evoluti i protocolli nel tempo?
Dagli anni ‘80 ci sono stati vent’anni di adattamento dei protocolli da Brånemark. A partire dagli anni 2000 il principale cambiamento ha riguardato l’accorciarsi dei tempi, che prevedevano, infatti solo due mesi di guarigione.
Una volta posizionato l’impianto si passava direttamente alla vite di guarigione. L’impianto non era più nascosto sotto la gengiva e veniva lasciato subito scoperto.
Dopo due mesi era già possibile procedere al posizionamento della corona e, quindi, a riabilitare in tempi molto brevi funzione ed estetica.
Quali sono i protocolli oggi?
Le procedure seguite oggi sono testate ormai da una quindicina d’anni.
L’evoluzione è andata su un’ulteriore riduzione dei tempi: abbiamo fondamentalmente un protocollo immediato, che si basa sulla categorizzazione a seconda del tempo che si attende dal momento dell’estrazione del dente.
È considerato un protocollo immediato poiché si estrae il dente e si posiziona subito l’impianto (nella stessa seduta dell’estrazione oppure ritardato di pochi).
Solo in alcune situazioni più critiche si estrae il dente e si usa del materiale specifico per preparare la zona all’impianto.
Vediamo, adesso, quali sono i protocolli in base a quando viene posizionata la corona o capsula.
Quali sono i tipi di impianti dentali?
La classificazione degli impianti è definita a seconda di quando viene “caricato” l’impianto.
In pratica, i protocolli vengono definiti in base al tempo che trascorre dall’inserimento dell’impianto al posizionamento della corona o capsula:
- immediato, cioè nella stessa seduta in cui viene posizionato l’impianto, è utilizzato soprattutto nella riabilitazione delle zone anteriori o estetiche
- differito, con attesa di circa 2 mesi dal posizionamento dell’impianto.
Combinando i due protocolli, quando si posiziona l’impianto e quando si carica la protesi, si distinguono tre opzioni principali:
- impianto immediato a carico immediato
- impianto ritardato a carico immediato
- impianto ritardato a carico differito.
La scelta dipende sempre dalle condizioni cliniche del singolo paziente.
Gli impianti dentali sono adatti a tutti?
Sì, in linea generale, gli impianti possono essere realizzati su tutti i pazienti, sempre, ovviamente, tenendo conto delle specifiche condizioni di salute.
Un aspetto importante a cui prestare attenzione è la disponibilità ossea. Esiste, infatti, un valore minimo necessario per poter posizionare un impianto.
Se non c’è osso, è possibile ricostruirlo tramite la tecnica della rigenerazione ossea, che porta a dei tempi di guarigione e di esecuzione un po’ più lunghi.
Nell’ipotesi in cui gli spessori ossei non siano adeguati nemmeno per questa opzione, è possibile affidarsi agli impianti zigomatici.
Il processo non è breve e prevede l’inserimento dell’impianto molto lungo all’interno del seno mascellare, avvitato appunto agli zigomi.
Questi impianti permettono la risoluzione dei casi più estremi e vengono eseguiti normalmente dai chirurghi maxillo facciali con un’alta esperienza.
Quarant’anni di ricerca e affinamento clinico hanno trasformato l’implantologia da procedura sperimentale a soluzione predicibile e accessibile a quasi tutti i pazienti.
Ogni caso, tuttavia, richiede una valutazione individuale accurata: la scelta del protocollo giusto, eseguita da mani esperte, fa la differenza tra un risultato eccellente e una complicanza evitabile.



