Per celebrare i cinquant’anni del nostro studio, vogliamo raccontare una storia che ci sta particolarmente a cuore: quella di un dente, anzi di un paziente. Si chiama Paolo, ed è il protagonista di una vicenda clinica che dura da oltre trent’anni e che rappresenta bene la nostra filosofia: quando è possibile, il dente naturale resta la scelta migliore, anche di fronte alla terapia implantare, spesso considerata risolutiva.
Paolo è in cura da noi fin dagli inizi degli anni ’90. Quando arriva in studio, il problema è un dolore alla masticazione nella zona inferiore sinistra della bocca. Il fastidio gli impedisce di masticare correttamente su un ponte, generando uno stress. Con il tempo, il semplice dolore si trasforma in gonfiore e in un vero ascesso.
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La cura canalare e il reimpianto intenzionale: un’innovazione degli anni ’90
Il caso non sembrava estremamente complesso. Il dottor Gianfranco lo affronta subito applicando i suoi studi di endodonzia, effettuati a Boston.
Il dente, andato in necrosi dopo la preparazione per la protesi, viene trattato con una cura canalare che risolve il problema principale. Tuttavia, rimane ancora un’area di infiammazione e Paolo ha ancora qualche fastidio.
A questo punto, il dottor Gianfranco decide di fare un trattamento che all’epoca era veramente una grandissima innovazione: il reimpianto intenzionale. La procedura consiste nell’estrarre il dente, curarlo fuori dalla bocca e poi reinserirlo all’interno dell’alveolo.
In questo modo il dente è riuscito a supportare un ponte per molti anni, oltre a offrire a Paolo la funzione estetica desiderata.
Ponti e impianti dentali
Con il passare del tempo, l’elemento dentale davanti al dente in questione si frattura e Paolo si trova a dover sostituire il ponte.
Siamo ormai nel 2003 e l’implantologia osteointegrata è una realtà consolidata: possiamo posizionare tre impianti dentali nella bocca di Paolo.
È bene fare una piccola precisazione: all’epoca non era ancora del tutto chiaro il fatto che anche gli impianti possono ammalarsi. Molti colleghi, infatti, estraevano denti pensando di curare la malattia parodontale con la terapia implantare. Oggi sappiamo che non è così semplice: anche gli impianti possono sviluppare la perimplantite, l’equivalente della piorrea per i denti naturali.
Denti naturali contro impianti: chi vince nel lungo termine?
Continuiamo con la storia di Paolo. Accanto al dente reimpiantato vengono posizionati tre impianti: dopo una decina d’anni uno di loro viene perso, mentre il dente rimane e continua a svolgere la sua funzione.
Arriviamo al 2017 e vediamo che due dei tre impianti sono stati persi, invece, il nostro dente, estratto e poi reinserito all’interno dell’alveolo, è ancora in vita e supporta un ponte.
Se valutiamo la strategia e la sopravvivenza di un impianto rispetto a un dente naturale, possiamo capire che tra i due il vincitore sarà sempre il dente naturale. In questo caso, se dovessimo dare un punteggio tra denti naturali e impianti in termini di sopravvivenza a lungo termine, il risultato sarebbe un clamoroso 2 a 0 per il dente naturale.
Perché vale la pena salvare un dente naturale?
Questa storia racchiude un messaggio che cerchiamo sempre di trasmettere ai nostri pazienti: prima di decidere per un’estrazione dentaria, bisogna pensarci non una, non due, ma dieci, quindici, venti volte.
Il caso di Paolo dimostra come un dente, anche se estratto e poi reimpiantato, possa sopravvivere all’interno della bocca molto più a lungo di un impianto.
Una considerazione fondamentale, sostenuta da sempre dal dottor Gianfranco, introdotta nello studio e portata avanti ancora oggi, è che noi sappiamo perfettamente come curare e mantenere i denti, mentre gli impianti, una volta ammalati, sono più difficili da gestire.
Non abbiamo ancora, a livello di ricerca odontoiatrica, tutti gli strumenti per poterli trattare e pertanto la vittoria è sempre a favore dei denti naturali.
Cinquant’anni dedicati alla salute dei denti naturali
Abbiamo visto come un dente salvato dal dottor Gianfranco attraverso un processo di estrazione e reimpianto riesce a resistere e sopravvivere in salute all’interno della bocca, offrendo un trattamento molto più soddisfacente e più duraturo di quello che è stato l’impianto che, invece, ha dato diversi problemi negli anni.
La storia di Paolo e del suo dente è, per noi, un modo perfetto per celebrare i cinquant’anni di attività dello studio, perché, festeggiare questo traguardo significa, prima di tutto, valorizzare il mantenimento dei denti naturali dei nostri pazienti: la nostra missione da sempre.



