Quando si parla di odontoiatria low cost, il termine stesso rischia di essere fuorviante. Più che di “low cost”, sarebbe più corretto parlare di odontoiatria low time. È infatti la compressione estrema delle tempistiche cliniche a rappresentare il vero elemento distintivo di molte strutture che propongono riabilitazioni complete in pochi giorni.
Ne abbiamo già parlato: i materiali e le tempistiche sono due parametri che incidono in modo significativo sul costo di un trattamento. Approfondiamo quindi questo ultimo aspetto per analizzare cosa significa realmente lavorare con tempi ridotti, quali conseguenze abbia sulla spesa per il paziente e, soprattutto, sulla qualità e sulla prognosi dei trattamenti odontoiatrici.
Indice dei contenuti
Il costo orario in odontoiatria: un esempio
Partiamo dall’esempio pratico: una riabilitazione completa dall’arcata superiore e inferiore, spesso proposta da cliniche low cost con soluzioni implantari.
Le offerte più diffuse parlano di un costo complessivo di circa 12.000 euro per poter riabilitare mascella e mandibola mediante impianti e protesi, comprensivo di viaggio e soggiorno, con trattamenti completati in tre o quattro giorni.
Analizzando il tempo clinico effettivo necessario, si arriva mediamente a circa 10 ore operative complessive : possiamo ipotizzare una seduta di 4 ore di chirurgia e altre 6 ore dedicate alla parte protesica.
Tradotto in termini di costo orario, si parla di circa 1.200€ all’ora. Questo significa che il paziente sostiene, di fatto, un costo orario molto elevato, superiore a quello di percorsi terapeutici più lunghi e articolati.
Abbiamo fatto una valutazione all’interno del nostro studio per una riabilitazione completa: i tempi variano notevolmente da paziente a paziente e in base alla tipologia di trattamento.Tuttavia, è possibile fare una stima media.
In uno studio che lavora rispettando le tempistiche biologiche e cliniche, una riabilitazione completa può richiedere almeno 60 ore di lavoro alla poltrona, distribuite nell’arco di circa un anno. A queste si aggiungono altre 20 ore dedicate alla progettazione del caso, al confronto con il laboratorio e al lavoro multidisciplinare.
Nei casi più complessi si può arrivare anche a 120–140 ore complessive, distribuite nell’arco di due anni, considerando anche i tempi necessari per screening, rivalutazione e confronto con l’intero team clinico.
È davvero possibile parlare di odontoiatria low cost?
Il costo complessivo sostenuto dal paziente, come spesso annunciato in campagne pubblicitarie dedicate, può arrivare a essere inferiore anche del 70% rispetto a un percorso simile svolto in Italia. Tuttavia, il prezzo orario effettivamente pagato risulta più che raddoppiato.
Per questo motivo, l’espressione “low cost” non risulta del tutto corretta. Sarebbe più appropriato parlare di un drastico taglio dei tempi, in alcuni casi vengono dimezzati o ridotti a un quarto, per rendere il trattamento più accessibile da un punto di vista economico.
Purtroppo, con questo approccio, a farne le spese è la qualità del percorso di cura.
Low time e qualità sono conciliabili in odontoiatria?
Ridurre drasticamente i tempi di trattamento significa accettare dei compromessi. Non si tratta di parlare di cure “di bassa qualità”, ma di riconoscere che meno tempo equivale a minori possibilità di personalizzazione, valutazione e controllo.
L’attenzione al paziente, dal punto di vista psicologico, estetico e delle sue reali esigenze, è del tutto diversa se si hanno a disposizione 20 oppure 120 ore di trattamento.
Seguire un paziente per mesi o anni consente di:
- valutare la risposta biologica ai trattamenti
- rivedere e correggere le scelte terapeutiche
- adattare il piano di cura alle reali esigenze cliniche ed estetiche.
Un trattamento concentrato in pochi giorni, al contrario, non permette questo livello di attenzione, né dal punto di vista clinico né da quello umano.
Lavorare con l’obiettivo di ridurre il tempo comporta quindi, inevitabilmente, un adeguamento anche in termini di qualità.
Salvare un dente è possibile con una logica low time?
Interventi come l’allungamento di corona clinica (ovvero l’esposizione di una porzione di dente sano), i ritrattamenti endodontici e, più in generale, la chirurgia endodontica possono restituire una prognosi favorevole a denti che altrimenti verrebbero estratti.
Tuttavia, queste procedure richiedono sedute lunghe, multiple e ben distanziate nel tempo: elementi incompatibili con un modello basato esclusivamente sulla rapidità.
Salvare un dente infatti significa rispettare tempi chirurgici, post-operatorie e biologici legati alla guarigione di denti e gengive. Solo successivamente si può accedere alla fase di ricostruzione del dente, che spesso richiede ulteriori trattamenti e quindi altro tempo.
Tempo e pazienza sono risorse fondamentali per il mantenimento di un dente naturale: ecco perché una logica low time non è compatibile con questo approccio.
Il caso della malattia parodontale
Un altro esempio emblematico è la gestione della malattia parodontale. In molti contesti orientati alla riduzione dei tempi, la soluzione proposta è la cosiddetta “bonifica dentaria”: estrazione dei denti e sostituzione con impianti.
Si tratta di una scelta che può richiedere anche solo 3 ore di poltrona. Tuttavia, non c’è nulla di più sbagliato perché non prevede una reale valutazione della malattia né un’adeguata informazione del paziente. In altre parole, si sceglie di non curarla.
In realtà, la malattia parodontale può essere trattata e stabilizzata, permettendo di costruire un progetto protesico personalizzato. Si tratta di percorsi che richiedono mesi, talvolta anni, ma che consentono in molti casi di mantenere i denti naturali attraverso:
- educazione del paziente alla corretta gestione domiciliare
- terapie iniziali non chirurgiche
- controlli e rivalutazioni periodiche
Accelerare questi processi significa rinunciare alla cura della malattia, con il rischio di trasferire il problema sugli impianti stessi, sotto forma di perimplantite.
In odontoiatria, il tempo non è un costo accessorio, ma un valore terapeutico fondamentale. Ridurlo non significa semplicemente risparmiare, ma cambiare radicalmente il modo di curare.
Per questo motivo, più che parlare di odontoiatria low cost, è corretto interrogarsi su quanto tempo venga realmente dedicato alla diagnosi, alla terapia, alla guarigione e al follow-up.
Perché in odontoiatria, purtroppo o per fortuna, il tempo non si può comprimere senza conseguenze.



