Ripercorriamo i cinquant’anni di sorrisi del nostro studio attraverso le storie dei tanti pazienti entrati in cura fin dal 1976, e anche un po’ prima…
Ancora prima dell’inizio dell’attività come studio dentistico Vignoletti, infatti, il dottor Gianfranco aveva già incontrato il signor Roberto e iniziato a curarlo per ripristinare la salute della sua bocca.
Indice dei contenuti
Estrarre o mantenere i denti naturali?
Roberto aveva già trattato diversi problemi, ma la sua storia gira attorno a un incisivo centrale inferiore.
Alla fine degli anni ‘70 l’idea principale, in casi simili a quelli di Roberto, era quella di procedere con un’estrazione; molti dei colleghi del dottor Gianfranco, infatti, avrebbero preso questa strada. Il dottor Gianfranco, invece, decise di lavorare per mantenerlo in bocca il più a lungo possibile.
Trattamento endodontico fallito: cosa succede dopo?
L’incisivo in questione era già stato sottoposto da un collega a un primo trattamento endodontico che, però, era fallito.
Il dottor Gianfranco si trovava, quindi, a ritrattarlo, seguendone le evoluzioni e i progressi, per qualche anno, dal ‘76. Tuttavia, anche questo secondo percorso finì in un fallimento.
Le cause di questi insuccessi potevano risalire a una anomalia anatomica o a delle problematiche molto specifiche.
Il signor Roberto, a questo punto, era molto preoccupato all’idea di un’estrazione e di una possibile perdita del proprio dente.
Chirurgia endodontica retrograda: una seconda chance per il dente
A quel punto, ci troviamo agli inizi degli anni ‘80, il dottor Gianfranco decise, ancora una volta, di lavorare per mantenere il dente nella bocca del paziente.
La filosofia del nostro studio è sempre stata quella di non sostituire un dente fino a quando non abbia una prognosi assolutamente infausta.
La seconda chance di vita data al dente è stata attuata attraverso l’utilizzo di una tecnica chirurgica: la chirurgia endodontica retrograda con apicectomia. L’intervento consisteva nel tagliare un pezzettino di apice che veniva poi otturato da dietro.
Erano molto pochi i colleghi che seguivano queste procedure in quegli anni e che lo facevano anche in una maniera predicibile.
Il trattamento ebbe successo e nel 1983 il dente appariva perfettamente guarito.
Monitoraggio attivo come alternativa agli interventi invasivi
Tuttavia, nell’89 si iniziava a vedere una piccola lesione che rimaneva asintomatica. Il signor Roberto era tornato di nuovo a preoccuparsi per un’eventuale estrazione.
Invece, restando sempre nella sua idea di mantenimento, trasmessa poi nel tempo ai collaboratori all’interno dello studio, il dottor Gianfranco cominciò a riflettere sulla situazione del dente, ragionando su funzionalità, valore estetico, presenza o assenza di sintomi.
Tracciato un quadro generale, era possibile prendere una decisione definitiva su come agire.
Lesione asintomatica: quando è giusto non intervenire?
Quello che è stato fatto è stato non fare nulla. O meglio: non agire con interventi invasivi e diretti, ma concentrarsi su un monitoraggio attivo e costante del dente.
L’incisivo poteva considerarsi un insuccesso della terapia chirurgica a causa della piccola lesione presente, tuttavia, era asintomatico.
La scelta si rivelò giusta, poiché il dente nel 2008 era ancora in bocca, mantenendo il suo ruolo estetico e funzionale.
In altre parole, si trattava di un insuccesso che aveva tenuto il dente attivo in bocca una ventina d’anni: un insuccesso che si stava trasformando in successo.
Anno dopo anno, il dente è stato seguito e controllato, fino a essere, nel 2020, ancora in bocca, perfettamente operativo, dal lato funzionale e dal lato estetico.
Il ruolo del paziente nel successo delle cure dentali a lungo termine
Un grande merito per il raggiungimento di questo risultato, oltre alle capacità del dottor Gianfranco, va riconosciuto a Roberto che, per cinquant’anni, si è preso cura della sua bocca ed è stato sempre presente in studio, anno dopo anno, per proseguire con le attività di mantenimento.
Questo incisivo ci racconta due storie: la prima storia parla del fatto che anche gli insuccessi possono essere spesso mantenuti, se ci si affida a un monitoraggio continuo; la seconda storia riguarda la collaborazione e la fiducia che si instaura tra dentista e paziente.
La storia di questo dente, infatti, è la storia di una persona, il signor Roberto, che per cinquant’anni si è affidato allo studio, che ha collaborato in modo propositivo per il mantenimento del dente e che, a oggi, nonostante sia stato necessario procedere all’estrazione negli ultimi anni, si sente soddisfatto e tranquillo per aver allungato tanto la vita del suo dente naturale e per non essere stato costretto a numerosi interventi invasivi per la preservazione.
Rimandare così a lungo un trattamento che implica la sostituzione dell’elemento dentario ha, inoltre, il vantaggio di allungare la durata dell’intervento successivo.
Questo era un dente che tutti avrebbero estratto. Invece, grazie alla filosofia del dottor Gianfranco di non intervenire e di tenere sotto costante monitoraggio, il dente è rimasto in bocca per più di 40 anni.



