Questa è la curiosa storia di un dentino da latte. O meglio, di una persona che è in cura nel nostro studio dal 1976: Stefano, uno dei pazienti con la maggior “sopravvivenza” di un dente, in quanto in bocca da ben 75 anni.
Quest’anno festeggiamo un traguardo importantissimo: i 50 anni dello Studio Vignoletti. Un progetto nato nel 1976, con il dottor Gianfranco Vignoletti e il dottor Andrea Zemella, che oggi è una realtà consolidata a Verona.
Ripercorrendo alcuni ricordi, siamo tornati indietro di cinquant’anni e, grazie al nostro archivio con tutta la documentazione storica su trattamenti e mantenimenti dei pazienti in queste cinque decadi, abbiamo riscoperto la storia di Stefano.
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La scoperta di un dente da latte in un adulto
Stefano è arrivato nel nostro studio nel primo periodo di attività, proprio nel 1976. All’epoca aveva 30 anni e, come prima cosa, è stato valutato lo stato di salute della bocca tramite radiografia.
Oggi ovviamente questa è la prassi, ma negli anni ‘70 la situazione era molto diversa e le radiografie erano realizzate in pochi studi.
Dalle lastre e dai sondaggi, è stato subito chiaro che la bocca del paziente era in buone condizioni: tutti i denti erano in buono stato, era presente una agenesia di un secondo premolare inferiore destro e, con grande sorpresa, era ancora presente il dente da latte.
L’evoluzione del dente da latte nelle radiografie
Scoperta la presenza del suo dente da latte, Stefano si era subito preoccupato, parlando con il dottor Gianfranco, per la necessità di una eventuale estrazione. Il dottore, a sua volta, si è posto una domanda: “Cosa accadrebbe se non facessimo nulla?”.
La logica era di risultare il meno invasivi possibile, principio in cui crediamo ancora oggi: perché togliere un dente se è in buona salute e non crea problemi?
Il “non fare nulla” ha premiato questo dente da latte.
Non si è trattato, però, di un “non fare nulla” passivo, ma di un controllo attivo nel tempo, anche grazie ai controlli radiografici:
- nel ‘76, la prima radiografia mostrava il dente da latte
- nell’88, dopo più di dieci anni, lo status radiografico evidenziava due piccole carie nei molari superiori, mentre il dentino da latte era perfettamente integro
- nel ‘94, a causa di carie più profonde, i molari furono devitalizzati, ma il dentino da latte era ancora stabile al suo posto
- nel 2005, il dente da latte era ancora presente, senza aver alterato posizione e struttura.
Conserviamo ancora oggi nello studio tutte le radiografie e le fotografie, che all’epoca erano diapositive archiviate all’interno dei caroselli, insieme alla documentazione clinica.
Il mantenimento del dente da latte nel tempo
Sul dente da latte, dunque, non sono state eseguite terapie particolari, se non controlli costanti e un approccio preventivo.
Questo è uno dei valori che continua a guidare il nostro lavoro tutt’oggi, è proprio la conservazione e il mantenimento dei denti naturali dei pazienti.
Con Stefano, il dottor Gianfranco, aveva adottato questa linea di pensiero, puntando al mantenimento del dente da latte attraverso un costante monitoraggio.
Ogni sei mesi Stefano eseguiva una seduta di igiene orale, oltre alle radiografie periodiche.
Nel corso di 50 anni, Stefano ha effettuato almeno un centinaio di controlli per seguire l’evoluzione del suo dente da latte.
La situazione attuale
Stefano oggi ha quasi 80 anni. Nel tempo, complice anche una problematica di bruxismo, e nonostante l’uso del bite abbia protetto i suoi denti, ha dovuto comunque sostituire due denti molari fratturati con impianti.
Tuttavia, la cosa più curiosa è che il suo dente da latte, che alcuni colleghi avrebbero estratto fin da subito cinquant’anni fa, è ancora presente dopo tutto questo tempo. E lui ne è assolutamente fiero.
Ecco quindi una delle storie dello Studio Vignoletti: la storia di un paziente storico che, dopo cinquant’anni, è diventato anche un amico.
Percorsi come questo non mancano nel nostro studio: abbiamo la fortuna di seguire famiglie da generazione in generazione, grazie a pazienti che continuano a dimostrarci fiducia.



