Quando un dente non è più recuperabile, l’implantologia permette di sostituirlo con una radice artificiale in titanio, restituendo funzione masticatoria ed estetica.
Non esiste però un’unica strada: il protocollo più adatto cambia in base alla posizione del dente, alla quantità di osso disponibile e alle caratteristiche anatomiche di ciascun paziente.
Vediamo le tre principali tipologie di impianto, per capire come funziona ciascun protocollo e in quali casi viene scelto.
Indice dei contenuti
1. Impianto immediato
Iniziamo con il protocollo dell’impianto immediato post estrattivo a carico immediato.
Ecco come procediamo:
- il protocollo inizia con l’anestesia
- togliamo il dente
- inseriamo contestualmente l’impianto e il provvisorio.
L’anestesia è fondamentale per poter creare una situazione di assenza di dolore, escluso il momento del pizzicotto dell’anestesia.
La fase chirurgica
Appena l’anestesia agisce, si parte con la parte chirurgica. Tolto il dente, dobbiamo posizionare la radice artificiale, ovvero ancorare il perno di titanio all’interno dell’osso.
In molte occasioni non tagliamo le gengive, ma utilizziamo delle frese che ci permettono di allargare un pochino l’alveolo del dente e posizionare l’impianto.
Come secondo passaggio, ci occupiamo della protesi. Dopo aver posizionato il bio materiale all’interno dell’alveolo che permette di mantenere un pochino la forma dei tessuti, si ancora all’impianto un provvisorio pre-costruito dal nostro laboratorio.
Il provvisorio è fatto su misura e posizionato nell’arco di un intervento che, visti tutti i passaggi necessari, risulta abbastanza lungo.
Si tratta di un intervento di almeno un paio d’ore. Con questo tempo è dunque possibile estrarre un dente con una prognosi infausta e diminuire il trauma chirurgico, con conseguente minore necessità di farmaci antinfiammatori e analgesici e ripristinare immediatamente funzione ed estetica della bocca.
I vantaggi dell’impianto immediato
Quando è possibile, si predilige questo protocollo, evitando di eseguire tagli e addirittura qualche volta è possibile utilizzare il proprio dente, se integro, come provvisorio.
Questa scelta, infatti, permette di ottenere alcuni vantaggi fondamentali:
- minore invasività chirurgica (si esegue tutto in una sola sessione, con una sola anestesia)
- minor tempo d’attesa (si ottiene immediatamente il ripristino funzionale ed estetico)
- minore quantità di farmaci antinfiammatori e analgesici, dovuto al minor trauma chirurgico.
Si tratta di vantaggi molto rilevanti per il paziente e, per questo, quando possibile, si cerca di usare questo trattamento per le zone più visibili del sorriso, le parti estetiche, come ad esempio un dente centrale anteriore.
Ciò ci permette di sostituire immediatamente e ripristinare un centrale rotto, ritrovando in un paio d’ore anche l’estetica.
2. Protocollo per settori posteriori della bocca
La seconda tipologia di protocollo è quella che dedichiamo ai settori posteriori, dove non c’è bisogno di un’estetica e di una funzionalità immediate.
Poiché questo protocollo deve affrontare la difficoltà di posizionare un impianto in maniera immediata nell’alveolo di un molare molto grande, procediamo così:
- estrazione del dente
- si lascia guarire l’alveolo per due, tre mesi in base alle dimensioni del dente (il vuoto creato dal dente estratto si colma, si chiude e guarisce nell’arco di questo tempo)
- posizionamento dell’impianto che rimane esposto con la vite di guarigione.
Le tempistiche di intervento e guarigione
Normalmente per un impianto si dedica una sessione di 60 minuti, seguendo un protocollo del tutto analogo a quanto appena visto per l’altro impianto: anestesia, piccola incisione se necessaria per accedere al piano osseo sottostante, posizionamento dell’impianto. Dopo una settimana è prevista la rimozione dei punti.
Sono necessarie otto settimane perché l’osso si depositi sulla superficie implantare e abbia la densità sufficiente per supportare un carico masticatorio.
Per la guarigione di un impianto e la sua riabilitazione sono, dunque, necessari un paio di mesi per la guarigione dell’alveolo e un altro paio di mesi per l’osteorigenerazione.
3. Impianto differito
Il terzo tipo di protocollo terapeutico è l’impianto differito che prevede la preservazione alveolare al momento dell’estrazione.
Cosa vuol dire preservazione alveolare?
La preservazione alveolare implica l’utilizzo, al momento dell’estrazione del dente, di un biomateriale che possa aiutare l’osso residuo a guarire nelle migliori condizioni.
Il biomateriale, infatti, crea un supporto tridimensionale che fa sì che l’osso, nella sua fase di guarigione, perda meno altezza e meno spessore. Ciò rende più semplice posizionare l’impianto anche nelle zone posteriori della bocca.
Questa tecnica è indicata quando:
- il dente da estrarre ha pochissimo osso residuo di sostegno, quindi l’alveolo ha dimensioni molto, molto limitate, soprattutto in altezza
- sono presenti problemi di natura anatomica, ad esempio nei molari posteriori, dove il seno mascellare limita il posizionamento degli impianti, oppure nei settori posteriori, dove c’è il nervo alveolare inferiore che scorre all’interno della mandibola e deve essere preservato.
Prendiamo ad esempio una situazione in cui i denti da estrarre abbiano problemi parodontali molto importanti e il seno mascellare (la cavità presente nello spessore dell’osso mascellare, ai lati del naso) molto vicino, questa tecnica permette di posizionare un impianto standard e ripristinare i molari che hanno la necessità di essere estratti.
Come progettare un impianto?
In generale, ogni volta che si usa uno strumento come l’implantologia è necessaria una diagnosi, uno studio molto accurato di quello che è il piano terapeutico e di conseguenza progettare la modalità di intervento.
Per capire qual è il miglior piano di trattamento da scegliere nel caso specifico, è importante porsi alcune domande sul dente stesso: quali sono le dimensioni? È un dente che può essere sostituito immediatamente oppure no? Va usata una preservazione alveolare?
Sono tante le variabili da considerare prima di estrarre il dente; e tutte queste considerazioni preliminari risultano di fondamentale importanza.
Le valutazioni, che possono essere cliniche (con sondaggi) e radiologiche (radiografie orali e 3D), sono elementi iniziali insostituibili che aiutano a stabilire con sicurezza che il dente non ha più speranze di vita nella bocca e, subito dopo, a definire caratteristiche e criticità per impostare il trattamento e gli interventi più adatti al caso.



